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Torniamo a parlare la stessa lingua

ottobre 20, 2018 Pubblicato in: Uncategorized Tags: , , , , ,  0 Commenti

Nel capitolo XI del libro della Genesi si narra di un tempo in cui “Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole”. In seguito gli uomini emigrarono dall’Oriente e si stabilirono in una pianura nel paese di Sennaar, dove decisero di costruire una città e una torre, “la cui cima tocchi il cielo”. Il Signore volle scendere sulla Terra ad osservare ciò a cui gli uomini stavano lavorando. Qui si accorse del loro peccato di superbia, che risiedeva nel tentativo di raggiungere il cielo già durante la vita terrena. Egli decise quindi di punirli, confondendo la loro lingua: in tal modo gli uomini, non riuscendo più a comprendersi a vicenda, furono costretti ad interrompere la costruzione della loro opera e a disperdersi per il mondo intero. “Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra”. Infatti il termine deriva dalla radice ebraica BLL, che dà nome della città e della torre di Babele origine al termine ‘confusione, disordine’.

La cosa interessante è che, oltre a quello cristiano, esistono vari miti riguardanti la nascita delle diverse lingue nel mondo. Quasi tutti parlano di un tempo originario in cui gli uomini erano riuniti in un solo gruppo.

Uno di essi è un mito Hindu che racconta dell’esistenza originaria di un albero del mondo o albero della conoscenza, in grado di proteggere e unire tutti gli uomini con i suoi lunghi rami. Per farlo, però, doveva innalzarsi fino al cielo in modo da allargare la propria chioma su tutto il mondo. Brahma, però, considerò empio il gesto dell’albero e ne tagliò tutti i rami, gettandoli sparsi su tutta la terra. Dai germogli di questi rami sarebbero nate le differenze culturali, di fede e di lingua.

In varie parti del mondo la creazione delle lingue è dunque concepita in maniera negativa. Essa viene vista come una punizione da parte di una divinità, la quale riscontra nella ricerca di avvicinarsi al cielo da parte degli uomini un atto e  peccatore, un segno di superbia, un gesto empio da condannare.Le divinità monoteiste sembrerebbero essere dei giudici severi che sanzionano gli errori degli uomini attraverso la loro separazione.

Ma cosa è successo dopo questa punizione divina? Solitamente un castigo arriva con la speranza di far apprendere i propri errori alla persona punita. Si potrebbe paarlare di uno scopo “educativo” intrinseco all’atto punitivo. Ma possiamo dire che l’uomo ha realmente imparato dai suoi errori?

In seguito gli uomini hanno tentato in ogni modo un riavvicinamento tra loro: hanno compiuto traduzioni per tornare a comprendersi, hanno studiato modi di viverelontani dal proprio, hanno viaggiato per migliaia di chilometri sempre con lo stesso fine: riconciliarsi con coloro dai quali era avvenuta l’ancestrale separazione.

Eppure, ad un certo punto, qualcosa si dev’essere inceppato nel meccanismo di pacifico ricongiungimento. Alcuni uomini hanno iniziato a tracciare confini sempre più netti dividendosi non più solo in base alla lingua, ma anche ad altri criteri ben categorizzati. Hanno affermato la supremazia e l’esclusività della propria lingua,

dei propri costumi e del proprio modo di vivere. Hanno inventato la parola altri  per definire coloro che non erano ben accetti e che dovevano stare lontani, senza poter oltrepassare la linea tracciata.

Da quel momento si iniziò a separare tutto ciò che si poteva:: mari e montagne, fiumi e pianure. Addirittura decisero di dividere un lago a metà, come a dire “i miei pesci sono più buoni dei tuoi”, anche se questi continuarono a nuotare attraverso questa linea immaginaria, forse perchè non riuscivano a vederla. Le linee, però, non bastavano più e vennero eretti muri molto alti, quasi fino al cielo, senza che nessuno scendesse a fermare la superba costruzione.

Alla domanda precedentemente posta non si può che rispondere maniera negativa gli uomini non hanno imparato la lezione e continuano a voler imitare il Dio che li ha puniti. Non tanto nel volerlo raggiungere fisicamente; ormai l’uomo èa arrivatoa toccare il cielo e lo ha anche superato, scoprendo che non c’eran nessunopronto ad aspettarlo.

Oggi voler imitare Dio significa pensare di poter dividere in base a criteri del tuttoa arbitrari Eravamo tornati a capirci e lo avevamo fatto dopo tanta fatica, perchè allontanare, tagliare, separare e categorizzare sono la cosa più semplice delmondo. Mentre ricongiungere, riavvicinare e riunire, sono cosa complessa, moltopiù che andare a toccare il cielo.

 

Una location suggestiva per ricordarci il valore dell’ambiente

ottobre 8, 2018 Pubblicato in: Uncategorized Tags: , , , , , ,  0 Commenti

Arianna curerà una rubrica di commento sulle nostre pagine relativa a tematiche sociali, ambientali, culturali collaterali al nostro tema che sono i bambini nei paesi in via di sviluppo.

 

La tutela dell’ambiente e la cura dei bambini sono collegati?

Di Arianna Barzacchi

Qualche giorno fa un musicista russo, il pianista Pavel Andreev, ha deciso di suonare in una location particolarmente suggestiva.

Non suggestiva nel senso carino del termine, non una di quelle che lascia a bocca aperta, e fa brillare gli occhi. Suggestiva nel significato un po’ patetico di abbandono emotivo, di pena, di straniamento che fa presto a diventare fastidioso. Pavel, ha infatti trasportato un pianoforte nel bel mezzo di una discarica non lontana dalla sua città, si è seduto e ha lasciato che le mani scorressero sui tasti. Gli unici spettatori presenti erano centinaia di accigliati gabbiani, abitanti di quell’enorme pezzo di terra nella regione a nord di San Pietroburgo.

L’esecuzione di questi brani fa parte di un progetto chiamato “Breath of the Planet”, con il quale Pavel vorrebbe portare alla luce il problema dell’eccesso di rifiuti e del loro mancato smaltimento, dell’incredibile danno che stiamo procurando alla Terra. E intende farlo creando un contrasto stridente tra la desolazione disgustosa di una discarica e la sognante atmosfera di un concerto di piano, tra brutto e bello.

Vorrebbe anche incentivare l’utilizzo delle energie rinnovabili e delle nuove tecniche di riciclaggio, purtroppo, poco dibattute e ritenute da molti irrilevanti, così come irrilevante è ritenuto il problema dell’inquinamento tutto.

In realtà – come è bene ricordare spesso a costo di risultare banali e ripetitivi – l’inquinamento e il cambiamento climatico hanno ripercussioni fortissime sulla nostra vita e su quella degli altri esseri viventi, sia nel breve, che nel lungo termine. Dalla nostra privilegiata prospettiva, non vediamo quali sono le dirette conseguenze delle nostre azioni. L’uso smodato della macchina, l’acquisto di oggetti con imballaggi superflui, il ricambio continuo di vestiti e apparecchi vari atto a rincorrere la veloce evoluzione della moda, un chewing gum sputato in terra per svogliatezza.

 

Abitudini innocue

Tutte abitudini “innocue” che accumulandosi e moltiplicandosi per miliardi di volte, miliardi di persone, causano la morte del pianeta e delle vite che ospita. Se al pianeta non si vuole dare importanza perché collasserà quando noi saremo già sottoterra si pensi allora a tutti i bambini che dall’altra parte del mondo si stanno ammalando perché nuotano nella spazzatura, a tutti gli animali che stanno soffocando ingoiando buste di plastica e a tutte le piante che non stanno più trovando nutrimento nel terreno. Tutto in questo istante, lontanissimo dai nostri occhi e dalla nostra coscienza.

Il pianista sui rifiuti, con la sua musica, provoca pochi minuti di struggimento. È compito di chi osserva costruire su quella sensazione una riflessione a livello profondo, che metta in discussione anche l’approccio alla vita quotidiana, e far sì che questo non sia l’ennesimo video visto per caso. Questo è l’ennesima prova che stiamo sbagliando qualcosa.

Responsabilità dell’ incontro

luglio 22, 2018 Pubblicato in: Uncategorized Tags: , , , , , ,  0 Commenti

Una nuova puntata della rubrica PENSARSI. Cosimo riflette sul tema della cultura, dell’identità, del rapporto con l’alterità e arriva al tema attuale del rapporto inevitabile nelle nostre città con persone migranti.

 

Vorrei iniziare con un dialogo che ho avuto durante una delle mie esperienze di viaggio, un episodio che mi ha fatto riflettere molto. Durante una mia esperienza negli Stati Uniti, chiacchierando con un mio amico statunitense, venne fuori il tema della cultura.

Secondo il mio amico, io avevo una cultura, dei tratti culturali e anche un immigrato messicano aveva dei tratti culturali. Lui invece riteneva, essendo americano residente in america, di non avere tratti culturali in quanto non riscontrava differenze tra il suo modo di comportarsi e di stare al mondo e ciò che aveva appreso e che aveva sempre visto come normale. Era un pò come se egli vedesse la cultura americana come una cultura zero, una cultura neutra. Ciò mi fece molto riflettere sull’etnocentrismo, sul relativismo culturale, sulla cultura in generale.
Di fatto, la nostra cultura ci offre un mondo, che noi riteniamo essere IL mondo mentre in realtà è solamente uno tra i tanti mondi possibili. La cultura è un mezzo tramite cui l’uomo e le società tentano di dare un ordine al caos: al sistema complesso che è la realtà. Essa ci dona un sistema di significati a cui l’uomo attinge per dare un senso al mondo.

 

Incontro tra mondi

Possiamo in questi termini definire l’incontro tra due persone provenienti da contesti culturali differenti come un incontro di mondi. Oggi, a causa del nostro sistema economico- il cui sviluppo non è più un mezzo per le nostre società ma il fine stesso- e a causa delle scelte politiche che proprio dal nostro sistema economico sono dettate, viviamo in un periodo storico in cui le migrazioni verso i paesi del “nord del mondo” sono particolarmente vivaci. Dunque, le “nostre” città stanno inevitabilmente  diventando multietniche, multiculturali. Ritengo perciò fondamentale riflettere, e qui lo farò solo brevemente, sul tema dell’incontro con l’alterità, con il diverso.

Il nostro rapporto con i migranti che incontriamo quotidianamente  ritengo che sia caratterizzato da due modi diversi di agire: il primo prevede che le nostre relazioni con l’altro siano basate sulle somiglianze, escludendo le differenze; il secondo, più comune, prevede che siano basate esclusivamente sulle differenze tra noi e il loro. Entrambe sono sbagliate, se il nostro fine è la comprensione dell’altro.

 

La logica identitaria

 

Più in generale, nel nostro modo di approcciarci all’alterità predomina la logica identitaria. Noi abbiamo bisogno di essere riconosciuti e di riconoscerci in qualcosa. Questo qualcosa è una sostanza fittizia, inventata culturalmente. A livello collettivo e di società, questa sostanza un  tempo era la “razza”, adesso sono la nazione o l’etnia di provenienza. Questo processo di identificazione avviene tramite opposizione all’altro. Si basa quindi sulle differenze, che divengono ostacoli insuperabili, confini, muri. Risulta chiaro che quando un migrante entra in ciò che riteniamo la nostra nazione – in quanto in essi ci siamo identificati- viene visto da noi come una minaccia. Infatti, egli mette in discussione la nostra identità. La logica identitaria porta quindi al conflitto, alla discriminazione e alle guerre. Il massimo a cui può ambire sono l’integrazione ( cioè l’annullamento del mondo culturale dell’altro) o la tolleranza ( che altro non è che la sopportazione dell’altro). Siamo dunque lontani dallincontro con la diversità.


Dar valore alle relazioni


Penso che dobbiamo iniziare, o tornare, a dare maggior valore alle relazioni. Le relazioni implicano l’incontro con l’altro. Incontro che porta al dialogo. Dialogo che ci conduce all’avvicinamento e alla comprensione. Solo così possiamo giungere ad una conoscenza. Ovviamente, tutto questo richiede volontà e soprattutto una presa di responsabilità.

Tornando alle due modalità di approccio ai migranti, credo che dovremmo in qualche modo unirle. Dovremmo prenderci la responsabilità di incontrare l’altro in quanto simile a noi, riconoscendo l’umano spesso sofferente che abbiamo davanti. Dopodichè, solo tramite il percorso relazionale descritto sopra che porta alla comprensione e alla conoscenza potremo cogliere le differenze che intercorrono tra le nostre culture. Le differenze individuate devono essere usate come RISORSE, invece che come confini.

Ricordandoci che la storia dell’uomo è una storia di migrazioni, meticciamenti ed incontri. E Livorno ne è un esempio eclatante.

E in cosa deve aspirare un incontro tra due uomini? Non lo so ma spero che possa puntare a trovare quello che Conrad descrive come «ciò che parla alla nostra capacità di provare meraviglia e ammirazione, ciò che parla al senso del mistero che circonda la nostra vita, al nostro senso della pietà, del bello e del dolore, alla segreta comunione con il mondo intero e, infine, alla sottile ma insopprimibile certezza della solidarietà che unisce la solitudine di infiniti cuori umani, all’identità di sogni, gioie, dolori, aspirazioni, illusioni, speranze e paure che lega l’uomo all’uomo e accomuna l’intera umanità: i morti ai vivi e i vivi agli ancora non nati».

 

Il quadro è di Munch: lavoratori che tornano a casa 

Incontro con Elena Erizi e Lucia Pino – Viaggi solidali in India e Angola

gennaio 24, 2018 Pubblicato in: Uncategorized Tags: , , ,  0 Commenti

Cari amici del Faggio,
Presso la Chiesa di Nostra Signora del Rosario in  si sta svolgendo un ciclo di incontri sulle immagini sacre. Ieri, 23 gennaio, Elena Erizi, volontaria della nostra associazione, e Lucia Pino sono intervenute in relazione all’immagine della Madonna di Montenero, portando un esempio di aiuto concreto nei confronti del prossimo.

Durante l’incontro hanno fornito spiegazioni riguardo al nostro progetto di adozione a distanza, nato nel 1995.
Il progetto venne creato dal prete missionario di Vallombrosa Don Rodolfo Cherubini, che ha passato 30 anni della sua vita in Brasile, dove ha visto la situazione quotidiana dei bambini, specialmente della zona di San Paolo. Per questo decise di iniziare il progetto di sostegno a distanza, inizialmente chiedendo a parenti ed amici un contributo, poi formando una vera e propria associazione. L’associazione si è ampliata, arrivando a sostenere economicamente dei centri educativi in quattro stati diversi: Angola, Brasile, Honduras ed India.

Inoltre, le ragazze hanno spiegato le funzioni che solitamente svolgiamo durante i nostri viaggi di monitoraggio, approfondendo in particolare i viaggi in India e Angola, paesi vitati dalle ragazze (Elena è stata in India, Lucia in entrambi i paesi). Hanno sottolineato che, nonostante possa sembrare un gesto “banale” donare 26€ al mese, per i bambini sostenuti è di fondamentale importanza.


Uno dei video mostrati durante l’incontro

Infine, Elena ha raccontato la storia di Kesar, una bambina che vive nel centro educativo di Loni, a nord di Nuova Dehi. La nostra volontaria ha intervistato la bambina durante il vaggio solidale, ed è rimasta molto colpita dalla sua vita: la ragazza soffre di poliomielite, malattia che dà problemi alle atricolazioni delle gambe (per leggere il nostro articolo sulla poliomielite clicca qui: http://www.adozioniadistanza.it/2017/faggio-vallombrosano-adozioni-distanza-india/ ). Inoltre, venne abbandonata dai genitori quando era piccola, e fu affidata alle suore. Quando aveva 14 anni il fratello più grande, già sposato, andò a ricercarla e lei, contentissima di poter ricostruire la sua famiglia, si trasferì da lui. Presto scoprì che il fratello aveva creato un matrimonio combinato tra lei e un uomo di 50 anni, perciò tenta di scappare. Però riuscirono a riprenderla e la chiusero a chiave in casa ma, la coraggiosa bambina, riuscì a scappare nuovamente.
Quando Elena le chiese perchè lo ha fatto di nuovo, la bambina con sguardo tranquillo e con una sincerità disarmante rispose “perchè io volevo studiare!”; la nostra volontaria è rimasta molto toccata da quanto per lei studiare fosse così importante, talmente importante da rischiare la vita.

 

Elena Erizi in compagnia di una suora durante il viaggio solidale in India

 

Vuoi sostenere anche tu bambini a distanza? Vuoi aiutarci diventando volontario dell’associazione? Contattaci !
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Giordana Pucciani

La malnutrizione dei bambini in Africa – ANGOLA

gennaio 9, 2018 Pubblicato in: Uncategorized Tags: , , , , , ,  0 Commenti

Ad oggi si contano più di 99 milioni di bambini affetti da malnutrizione, di cui 60 milioni solo in Africa. Molto spesso il termine malnutrizione viene ingenuamente confuso con “denutrizione”. Purtroppo la malnutrizione è un fenomeno ben diverso, questa infatti implica la carenza di proteine, sali minerali e micronutrienti, una propensione continua ad infiammazioni ed infezioni che debilitano la persona. I bambini sono i soggetti più colpiti e più sensibili a questa condizione: il loro corpo è più fragile perciò necessitano di un tipo di nutrizione eterogenea e specifica per riuscire a sviluppare il l’organismo, così come le facoltà intellettive. Una malnutrizione cronica è la prima causa dell’insorgenza di malattie più complesse, come il tifo o la malaria, prime tra le cause di morte in Africa negli ultimi decennio. 

I volontari del Faggio Vallombrosano Onlus operano in Angola dal 2005 nell’area di Luanda, Catete e Kangandala.  Questa Onlus fondata da Don Rodolfo Cherubini si prende cura dell’istruzione dei bambini, grazie all’aiuto di  sostenitori a distanza. I bambini a scuola, oltre a formare la loro educazione, ricevono cibo, attenzioni e crescono in un ambiente protetto. 

Sostieni a distanza un bambino in Honduras, Brasile, Angola o India. Aiutaci a fare la differenza.

 

Vai sul sito  http://www.adozioniadistanza.it/

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o chiama direttamente la sede per avere più informazioni: Santuario di Montenero

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Martina

Adozioni in India

dicembre 21, 2017 Pubblicato in: Uncategorized Tags: , ,  0 Commenti

Stiamo traducendo le lettere provenienti dal centro St. John Vianney Hostel, situato a Tanda, città dello stato federale dell’Uttar Pradesh, nell’India settentrionale.

Dalle lettere che inviano i padrini possono conoscere le condizioni di salute dei bambini adottati, le attività che compiono nel centro e le emozioni che provano. Notiamo nelle parole dei bambini molta gratitudine nei confronti dei loro padrini, e molto interesse nelle loro condizioni di salute. Inoltre, i bambini spesso inviano alcuni disegni per i padrini, e la loro foto.

Vorresti adottare un bambino? Vorresti renderti utile nel volontariato, traducendo le letterine dei bambini?
Per qualsiasi informazione scrivi a marco@adozioniadistanza.it

Intervista viaggio Angola

dicembre 5, 2017 Pubblicato in: Uncategorized Tags: , ,  0 Commenti

Martina Lo Coco e Valentina Comi, due volontarie del Faggio Vallombrosano, hanno avuto l’opportunità di fare un viaggio solidale in Angola; Valentina di sei mesi, Martina di venti giorni. Di seguito una piccola intervista:

Da quanto fai volontariato al Faggio Vallombrosano e di cosa ti occupi solitamente?
VALENTINA – Da agosto sono volontaria del faggio, mi occupo di formulare nuove proposte per le aziende e aiuto in ufficio a seconda delle necessità (telefonate traduzioni etc ).

MARTINA – La mia esperienza al Faggio è iniziata come tirocinio. Frequento la triennale di Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale dell’Università di Firenze e dovevo completare un ciclo lavorativo presso una struttura in linea con i miei studi. E ho conosciuto così una piccola, calda realtà, che ha reso molto speciale il mio partnership. Nelle ore passate in ufficio dell’Associazione mi sono occupata di curare ed aggiornare il profilo Facebook ed il sito ufficiale; inoltre creavo copertine e volantini per eventi, cercando di seguire l’organizzazione complessiva. Sono stata aggiornata poi sugli utilizzi di Excel per tenere sempre sotto controllo il numero dei padrini e dei rispettivi bambini adottati a distanza, con relativi nomi ed indirizzi per essere sempre pronti a metterci in contatto con entrambi. Infatti un altro compito assegnatomi, anche se con meno frequenza, consisteva nel contattare i centri nei quali vivevano i bambini per chiedere novità, e conseguentemente comunicarle ai padrini. Il mio ultimo step è stato il viaggio in Angola a luglio, un’opportunità che ha allargato i miei orizzonti.
 

Martina Lo Coco

Raccontami la tua esperienza di viaggio solidale in Angola: quale erano le vostre giornate tipiche?

VALENTINA – Conosco il faggio dalla scorsa estate, appena laureata volevo fare un’esperienza lunga di volontariato e il faggio mi ha dato i contatti di un centro sostenuto dall’associazione in Angola, a Kangandala (Malanje) e sono partita per 6 mesi. Non si può parlare di giornata tipo perché ogni giorno un imprevisto o un disguido cambiava i piani. Il centro è una scuola elementare che ospita 835 alunni, le lezioni si svolgono sia la mattina che il pomeriggio. Io insegnavo inglese alla quinta e alla sesta classe una volta a settimana e due ore il giorno, tutti i giorni, facevo delle lezioni extra di alfabetizzazione ai bambini con più difficoltà nell’imparare a leggere e a scrivere(dislessia, disgrafia e deficit di attenzione affliggono la maggior parte dei bambini, debilitati dalle continue malattie in particolare la malaria, che pregiudica il regolare sviluppo celebrale). Il resto dei giorni venivo assegnata, a seconda delle necessità, a fare supplenza nelle classi prime e seconde ( i professori del governo si ammalano spesso, essendo Kangandala una zona endemica, e non esiste a livello governativo un sistema di supplenze). Dopo la fine della scuola passeggiavo per il villaggio dove abitavo (Kangandala) o andavo nella città più vicina (Malanje), muovendomi con i furgoncini adibiti a trasporto di persone e merci.

MARTINA – In Angola siamo rimaste 20 giorni, nei quali abbiamo visitato i due centri legati al Faggio di Catete, la quale ospita i bambini per il dopo-scuola comprensivo di un pasto completo, e Kangandala, che invece è una vera e propria scuola, con 800 bambini a suo carico, occupandosi della loro alimentazione e per quanto possibile della loro salute e quella delle famiglie. I centri appartengono ad un ordine missionario di suore, le “Irmas Franciscanas de Sao Jose”: le persone più forti che abbia mai conosciuto di persona. In entrambi i centri si occupano dell’organizzazione delle lezioni, affidate nel caso di Catete a giovani ragazze angolane istruite dalle suore, mentre nella scuola di Kangandala erano presenti dei professori. Lo stipendio di quest’ultimi dovrebbe essere per la maggior parte a carico del governo, ma le suore sono sempre costrette ad aiutarli di più per non obbligarli a lasciare il lavoro per andare a lavorare nel campi per portare qualcosa da mangiare a casa. Tutte loro sono brasiliane e nei centri in Angola sono riuscite a costruire una rete di servizi liberamente accessibili dalla povera popolazione. Inoltre sono state delle perfette guide. Il nostro principale compito è stato quello di conoscere, intervistare ed aggiornare le foto da mostrare ai padrini di ciascun bambino e di ciascuna famiglia. Per cui la nostra giornata era per una metà dedicata alla visita delle strutture scolastiche per incontrare i bambini all’interno del Progetto di adozione a distanza, e nella restante parte visitavamo le famiglie di questi nelle loro case, intervistandoli per scoprire i loro stili di vita. Ciò ci è servito per capire chi continuava ad avere il bisogno di rientrare nel programma di aiuti, e chi invece negli anni è riuscito a migliorare la propria condizione economica, per cui lo segnalavamo come in uscita per dare la possibilità a qualche altro bambino in difficoltà di avere un padrino.

Valentina Comi

Cosa ti ha colpito di più, quali sensazioni hai provato?
VALENTINA – La cosa che mi ha colpito di più è la sensazione di vedere di persona realtà innimmaginabili per noi europei , e non capire come si possa vivere in quelle condizioni. Bambini abbandonati a se stessi perché i genitori vivono nei campi, niente luce, poca acqua, continue malattie, cumuli di spazzatura: vedevo tutto questo ma non riuscivo a mettermi in testa che fosse reale.

MARTINA – Dell’Angola mi hanno colpito le abissali disuguaglianze tra una piccolissima nicchia amministrativa, ricca e piena di potere, e una grande maggioranza di poverissimi, dimenticati dal governo centrale e dagli abitanti dei quartieri altolocati della grande città. Perché le grandi differenze sono soprattutto presenti nelle metropoli, quasi per tre quarti composte da slums. Nonostante gli aiuti da tutto il mondo, la sanità primaria è un sogno per la popolazione rurale e praticamente un sistema inaccessibile per la popolazione urbana povera. Per questo lo Stato presenta un tasso di mortalità infantile fra i più alti dell’Africa subsahariana. Infatti, ad aggravare la situazione è l’uguale mancanza di cure materne e infantili. Anche i livelli di alfabetizzazione sono minimi, ma proprio i genitori dei bambini mi hanno detto che per loro la scolarizzazione dei figli è fondamentale, ed ho potuto constatarlo vedendo i loro sforzi nel mantenerli a scuola. In questo campo l’associazione ha un importante ruolo, in quanto le suore possono utilizzare i fondi, intra ed extra adozioni, per materiali scolastici. Questo purtroppo non vale per i medicinali, anche quelli base, perché costano troppo. In tutto questo ho visto i sorrisi più bianchi che mi sia mai capitato di incontrare e bambini con i sogni più grandi.

 

Le due volontarie, accompagnate da Lucia Pino, circondate dai bambini

 

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Faggio Vallombrosano – Adozioni a distanza: INDIA

dicembre 1, 2017 Pubblicato in: Uncategorized Tags: , , , , , , , , , , ,  0 Commenti

In India da oramai quasi 6 anni è stata debellata la poliomielite. Un risultato notevole dati scarsi indici di igiene del paese e le forti resistenze sociali e religiose verso pratiche mediche come i vaccini. Ciononostante, al pensare che una malattia grave come la polio sia stata eradicata si tira un sospiro di sollievo e si tende a dimenticare che esistono ancora persone che risentono del suo passaggio.

Il Faggio Vallombrosano segue vari casi di bambini che sono stati affetti da poliomielite, nel suo centro a Loni, Nord India. Il centro ha contribuito, oltre che alla formazione scolastica, anche alle cure mediche e alle terapie che altrimenti le famiglie dei bambini non avrebbero potuto sostenere. Spesso la poliomielite causa gravi disabilità perciò sono stati acquistati attrezzi per la fisioterapia e sostenute le operazioni di correzione dei bambini più gravi. 

Il Faggio Vallombrosano sostiene bambini in India, Honduras, Angola e Brasile.  Adottare un bambino a distanza cambia la vita, di tutti.

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Cambiamo pelle

dicembre 1, 2017 Pubblicato in: Uncategorized Tags: , ,  0 Commenti

Sara Lo Coco, volontaria del Faggio Vallombrosano, ha creato il logo per maglie e borsine che raffigura gli animali tipici dei paesi dove adottiamo i bambini. Ecco quelle dell’Angola, che potrete acquistare presso il nostro banchetto che si svolgerà domenica 16 dicembre dalle 15.30 alle 17.30 al Santuario di Montenero.

Marco Del Lucchese, Daniela Lai e Lucia Pino ci mostrano il risultato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Adozioni a distanza – Faggio Vallombrosano Onlus

novembre 27, 2017 Pubblicato in: Uncategorized Tags: , , , , , , , , , , , , , ,  0 Commenti

Adozione a distanza: Faggio Vallombrosano, Livorno.

Grazie al lavoro dei volontari del Faggio Vallombrosano l’adozione a distanza è più sicura. Sostieni un bambino a distanza in Angola, Brasile, Honduras o India. Con il tuo sostegno l’associazione è in grado di fornire istruzione e cure mediche ad i bambini più bisognosi.

“Gli occhi non sanno vedere quello che il cuore vede. 
La mente non può sapere quello che il cuore sa. 
L’orecchio non può sentire quello che il cuore sente. 
Le mani non sanno dare quello che il cuore da.”

Vai sul sito  http://www.adozioniadistanza.it/

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o chiama direttamente la sede per avere più informazioni: Santuario di Montenero

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