Il nostro viaggio in Angola

Ore 6.00 locali ( -1 ora rispetto all’Italia): l’atterraggio a Luanda è stato da manuale, considerando anche la nostra anestesia ai voli dopo quasi un giorno di viaggio. Appena superata la porta e intraprese le scale, l’aria calda che emanava la città mi ha fatto dimenticare immediatamente il freddo polare patito fino ad allora.


Nonostante qui stia cominciando l’inverno le temperature sono tutt’altro che basse, e anzi vanno ad aumentare vertiginosamente durante la giornata. Mentre sto scrivendo è già sera, ma di vento neanche l’ombra. Questo mi rende felice, come sopportare l’inverno ora mentre a casa è piena estate? Questo per dire che l’Africa non delude mai.


All’uscita dell’imbarco ci aspettavano tre suore, rappresentati dei nostri centri in Angola: delle donne forti che ci mostrano da subito di che pasta sono fatte: da sole hanno la responsabilità di altre 11 ragazze che vivono con loro nella sede della congregazione a Luanda: vengono da province diverse, ma sembrano sorelle da una vita. La loro organizzazione è perfetta, la casa grazie a loro è sempre pulita e i piatti pieni. Hanno età comprese tra i 14 ai 18 anni e oltre ai lavori casalinghi frequentano la scuola tutti i giorni. Ah. Giusto. Qui, essendo le stagioni capovolte rispetto alle nostre, è diverso anche il periodo delle vacanze scolastiche: gli istituti chiudono da febbraio ad aprile.


Appena arrivate alla sede, dopo solo 15 minuti di corsa nel caotico traffico luandese, ci accolgono con una ricca colazione, un entree della loro ospitalità che avranno modo di mostrarci anche più tardi.
Dopo una veloce rinfrescata, le suore ci chiedono se vogliamo accompagnarle al mercato in quanto hanno delle commissioni da svolgere: nei prossimi giorni infatti anche loro saranno impegnate nella visita di altri centri e non volevano presentarsi a mani vuote. Via, quindi, di nuovo in macchina, anzi jeep. Irma Francisca, che a quanto pare è l’autista per eccellenza, ci guida con destrezza tra le rotatorie, vie strette, strade con venditori ambulanti in ogni angolo, mostrandoci una vivace capitale. Sulla via notiamo le divergenze che esistono in questa società: accanto alla villa sulla collina, dai confini quasi infiniti, costruita per la madre del presidente, è situata la favela “discarica”, case di pellett circondate da immondizia. Contrasti meno visibili ci accompagnano fino al mercato.


Il mercato è vicino alla spiaggia, dove vediamo pescatori e guide improvvisate che raccolti i pochi turisti presenti li portano in un giro in barca (barchette anzi!).


Prima di dirigerci verso i banchetti, visitiamo un piccolo museo dedicato agli schiavi esportati durante il primo periodo di colonialismo (dal 1500 circa fino al 1843, anno in cui il Portogallo formalmente vieta tale pratica). Veniamo a conoscenza così di numeri e usanze pazzesche: milioni di angolani furono deportati nelle piantagioni in Brasile e nelle colonie statunitensi, catturati con armi da fuoco che ancora sul posto non esistevano e trattati come animali: ora hanno deciso di rivendicare la propria dignità, non nascondendo ciò che è accaduto ma mostrandolo a tutti e sottolineando la cattiveria di questo capitolo della storia umana.


Siamo quindi pronte a seguire le suore per le compere: raggiungiamo il primo gruppo di venditori che hanno messo in bella mostra i loro manufatti di legno: statue di animali, di persone di tutti i mestieri, maschere tradizionali, tutto fatto rigorosamente a mano e davanti ai nostri occhi! Dopo un po’ di negoziati, le nostre guide trovano quello che stavano cercando. Dopo una veloce occhiata alla sezione vestiti e quadri (tutto rigorosamente colorato e mettendo in risalto la cultura africana, che trovo la più calda e animista del mondo) torniamo alla sede. Dobbiamo infatti festeggiare il compleanno di Segunda, una delle ragazze ospitate, che oggi compie 18 anni! Prima di sederci a tavola per il pranzo del festeggiamento ogni suora e ogni ragazza le dedica un discorso. Impossibile non dire che questa usanza mi è piaciuta davvero molto.


Dopo il pranzo a base di piatti misti angolani – brasiliani (più un po’ di massa, pasta, fatta rigorosamente para as italianas) siamo svenute dalla stanchezza nella nostra stanzina. Dopo un’ora de descanso eravamo pronte più che mai per una lezione di aggiornamento alla suora più giovane, che partirà domani per un’esperienza di formazione con le Suore Francescane in Germania. Irma Carine (questo il suo nome) è diventata quest’anno la responsabile del progetto sostenuto dalla nostra associazione presso il centro di Catete. Ha solo 23 anni e la sua forza si è esplicata nell’entusiasmo e nella disponibilità che ci ha mostrato mentre le spiegavamo come tenerci sempre in contatto e come far diventare le nostre azioni sempre più trasparenti: ci sarà di grande aiuto per comunicare le informazioni più recenti e importanti sui bambini adottati dall’Italia, permettendo una relazione più stretta tra questi e i loro sostenitori.


Quando terminiamo ci mettiamo di nuovo subito a lavoro: creiamo così un piano di azione efficiente per i prossimi giorni dedicati alla visita dei centri, dei bambini e delle famiglie.
Arriva subito l’ora della cena. La maggior parte delle suore sono andate alla festa di San Giovanni e noi rimaniamo con le due più anziane e le ragazze: ne approfittiamo per dare una mano. Andiamo insieme a loro a prendere l’acqua dal pozzo per portarla nel bagno: ci servirà per la doccia, per le pulizie generali e per le stoviglie. Tutta questa manualità mi fa sentire più viva che mai.


Ci accomodiamo a tavola e grazie a loro finiamo la nostra lunga giornata col sorriso: infatti sono sempre pronte a scherzare e ci fanno sentire come a casa (prima di riunirci per la cena ci hanno anche pettinato e acconciato!).
È arrivata l’ora del riposo completo, domani dobbiamo partire per Catete dove ci aspetta Valentina. Lei è già in Angola da 6 mesi e ci aiuterà ad entrare nel pieno ritmo del nostro lavoro.


Come primo giorno in questo Paese così lontano e diverso direi che non è andata per niente male.