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Torniamo a parlare la stessa lingua

ottobre 20, 2018 Pubblicato in: Uncategorized Tags: , , , , ,  0 Commenti

Nel capitolo XI del libro della Genesi si narra di un tempo in cui “Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole”. In seguito gli uomini emigrarono dall’Oriente e si stabilirono in una pianura nel paese di Sennaar, dove decisero di costruire una città e una torre, “la cui cima tocchi il cielo”. Il Signore volle scendere sulla Terra ad osservare ciò a cui gli uomini stavano lavorando. Qui si accorse del loro peccato di superbia, che risiedeva nel tentativo di raggiungere il cielo già durante la vita terrena. Egli decise quindi di punirli, confondendo la loro lingua: in tal modo gli uomini, non riuscendo più a comprendersi a vicenda, furono costretti ad interrompere la costruzione della loro opera e a disperdersi per il mondo intero. “Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra”. Infatti il termine deriva dalla radice ebraica BLL, che dà nome della città e della torre di Babele origine al termine ‘confusione, disordine’.

La cosa interessante è che, oltre a quello cristiano, esistono vari miti riguardanti la nascita delle diverse lingue nel mondo. Quasi tutti parlano di un tempo originario in cui gli uomini erano riuniti in un solo gruppo.

Uno di essi è un mito Hindu che racconta dell’esistenza originaria di un albero del mondo o albero della conoscenza, in grado di proteggere e unire tutti gli uomini con i suoi lunghi rami. Per farlo, però, doveva innalzarsi fino al cielo in modo da allargare la propria chioma su tutto il mondo. Brahma, però, considerò empio il gesto dell’albero e ne tagliò tutti i rami, gettandoli sparsi su tutta la terra. Dai germogli di questi rami sarebbero nate le differenze culturali, di fede e di lingua.

In varie parti del mondo la creazione delle lingue è dunque concepita in maniera negativa. Essa viene vista come una punizione da parte di una divinità, la quale riscontra nella ricerca di avvicinarsi al cielo da parte degli uomini un atto e  peccatore, un segno di superbia, un gesto empio da condannare.Le divinità monoteiste sembrerebbero essere dei giudici severi che sanzionano gli errori degli uomini attraverso la loro separazione.

Ma cosa è successo dopo questa punizione divina? Solitamente un castigo arriva con la speranza di far apprendere i propri errori alla persona punita. Si potrebbe paarlare di uno scopo “educativo” intrinseco all’atto punitivo. Ma possiamo dire che l’uomo ha realmente imparato dai suoi errori?

In seguito gli uomini hanno tentato in ogni modo un riavvicinamento tra loro: hanno compiuto traduzioni per tornare a comprendersi, hanno studiato modi di viverelontani dal proprio, hanno viaggiato per migliaia di chilometri sempre con lo stesso fine: riconciliarsi con coloro dai quali era avvenuta l’ancestrale separazione.

Eppure, ad un certo punto, qualcosa si dev’essere inceppato nel meccanismo di pacifico ricongiungimento. Alcuni uomini hanno iniziato a tracciare confini sempre più netti dividendosi non più solo in base alla lingua, ma anche ad altri criteri ben categorizzati. Hanno affermato la supremazia e l’esclusività della propria lingua,

dei propri costumi e del proprio modo di vivere. Hanno inventato la parola altri  per definire coloro che non erano ben accetti e che dovevano stare lontani, senza poter oltrepassare la linea tracciata.

Da quel momento si iniziò a separare tutto ciò che si poteva:: mari e montagne, fiumi e pianure. Addirittura decisero di dividere un lago a metà, come a dire “i miei pesci sono più buoni dei tuoi”, anche se questi continuarono a nuotare attraverso questa linea immaginaria, forse perchè non riuscivano a vederla. Le linee, però, non bastavano più e vennero eretti muri molto alti, quasi fino al cielo, senza che nessuno scendesse a fermare la superba costruzione.

Alla domanda precedentemente posta non si può che rispondere maniera negativa gli uomini non hanno imparato la lezione e continuano a voler imitare il Dio che li ha puniti. Non tanto nel volerlo raggiungere fisicamente; ormai l’uomo èa arrivatoa toccare il cielo e lo ha anche superato, scoprendo che non c’eran nessunopronto ad aspettarlo.

Oggi voler imitare Dio significa pensare di poter dividere in base a criteri del tuttoa arbitrari Eravamo tornati a capirci e lo avevamo fatto dopo tanta fatica, perchè allontanare, tagliare, separare e categorizzare sono la cosa più semplice delmondo. Mentre ricongiungere, riavvicinare e riunire, sono cosa complessa, moltopiù che andare a toccare il cielo.

 

Cena Indiana di beneficenza

ottobre 16, 2018 Pubblicato in: Uncategorized 0 Commenti

Qui le immagini della cena indiana di beneficenza del 15 ottobre 2018 fatta per raccolta fondi per la nostra associazione.

Un menu buonissimo alla cena di beneficenza del ristorante Lal Qila di via Magenta a Livorno, organizzata dal Faggio Vallombrosano ONLUS. 45 splendide persone ad ascoltare i racconti di Lucia e Marco sul viaggio di monitoraggio in India nel 2016. Durante la cena di beneficenza a menu fisso,  abbiamo parlato della nostra attività nel sub continente indiano a sostegno dei bambini, delle caratteristiche dei centri, e dell’impatto che ha il sostegno nella vita di questi bambini. 

Abbiamo fatto vedere il video del nostro viaggio di monitoraggio del 2016 e alcune foto di IN MY EYES, il progetto che tra pochi mesi vedrà la sua conclusione con la mostra delle foto realizzate dai bambini indiani con una macchina fotografica usa e getta. 

Tante persone di età diverse unite dallo stesso spirito solidale in questa bellissima cena di beneficenza, per aiutare qualcuno meno fortunato, senza colpe, a stare meglio con pochi euro. Il sostegno a distanza viene 26 euro al mese e per una famiglia che ne guadagna 50 al mese e deve sfamare 5-6 persone è un contributo importante. I soldi vengono elargiti al centro, di cui controlliamo le spese. Spesso con i soldi del sostegno di un bambino vengono aiutati diversi bambini con l’acquisto di materiale scolastico come uniformi, cancelleria o banchi e sedie. 

Abbiamo venduto le borse e le magliette disegnate dalla volontaria Sara Lo Coco e speriamo di rivedere tante persone ai prossimi eventi del Faggio Vallombrosano ONLUS perché abbiamo bisogno di iniziare nuove adozioni a distanza. Riceviamo quotidianamente richieste di sostegno dai centri ma purtroppo abbiamo pochi nuovi sostenitori. Quindi Forza e Coraggio! Informati su come funziona la nostra ONLUS, scopri la trasparenza e la sicurezza di fare un sostegno a distanza con il Faggio Vallombrosano.

 

 

 

Una location suggestiva per ricordarci il valore dell’ambiente

ottobre 8, 2018 Pubblicato in: Uncategorized Tags: , , , , , ,  0 Commenti

Arianna curerà una rubrica di commento sulle nostre pagine relativa a tematiche sociali, ambientali, culturali collaterali al nostro tema che sono i bambini nei paesi in via di sviluppo.

 

La tutela dell’ambiente e la cura dei bambini sono collegati?

Di Arianna Barzacchi

Qualche giorno fa un musicista russo, il pianista Pavel Andreev, ha deciso di suonare in una location particolarmente suggestiva.

Non suggestiva nel senso carino del termine, non una di quelle che lascia a bocca aperta, e fa brillare gli occhi. Suggestiva nel significato un po’ patetico di abbandono emotivo, di pena, di straniamento che fa presto a diventare fastidioso. Pavel, ha infatti trasportato un pianoforte nel bel mezzo di una discarica non lontana dalla sua città, si è seduto e ha lasciato che le mani scorressero sui tasti. Gli unici spettatori presenti erano centinaia di accigliati gabbiani, abitanti di quell’enorme pezzo di terra nella regione a nord di San Pietroburgo.

L’esecuzione di questi brani fa parte di un progetto chiamato “Breath of the Planet”, con il quale Pavel vorrebbe portare alla luce il problema dell’eccesso di rifiuti e del loro mancato smaltimento, dell’incredibile danno che stiamo procurando alla Terra. E intende farlo creando un contrasto stridente tra la desolazione disgustosa di una discarica e la sognante atmosfera di un concerto di piano, tra brutto e bello.

Vorrebbe anche incentivare l’utilizzo delle energie rinnovabili e delle nuove tecniche di riciclaggio, purtroppo, poco dibattute e ritenute da molti irrilevanti, così come irrilevante è ritenuto il problema dell’inquinamento tutto.

In realtà – come è bene ricordare spesso a costo di risultare banali e ripetitivi – l’inquinamento e il cambiamento climatico hanno ripercussioni fortissime sulla nostra vita e su quella degli altri esseri viventi, sia nel breve, che nel lungo termine. Dalla nostra privilegiata prospettiva, non vediamo quali sono le dirette conseguenze delle nostre azioni. L’uso smodato della macchina, l’acquisto di oggetti con imballaggi superflui, il ricambio continuo di vestiti e apparecchi vari atto a rincorrere la veloce evoluzione della moda, un chewing gum sputato in terra per svogliatezza.

 

Abitudini innocue

Tutte abitudini “innocue” che accumulandosi e moltiplicandosi per miliardi di volte, miliardi di persone, causano la morte del pianeta e delle vite che ospita. Se al pianeta non si vuole dare importanza perché collasserà quando noi saremo già sottoterra si pensi allora a tutti i bambini che dall’altra parte del mondo si stanno ammalando perché nuotano nella spazzatura, a tutti gli animali che stanno soffocando ingoiando buste di plastica e a tutte le piante che non stanno più trovando nutrimento nel terreno. Tutto in questo istante, lontanissimo dai nostri occhi e dalla nostra coscienza.

Il pianista sui rifiuti, con la sua musica, provoca pochi minuti di struggimento. È compito di chi osserva costruire su quella sensazione una riflessione a livello profondo, che metta in discussione anche l’approccio alla vita quotidiana, e far sì che questo non sia l’ennesimo video visto per caso. Questo è l’ennesima prova che stiamo sbagliando qualcosa.

Responsabilità dell’ incontro

luglio 22, 2018 Pubblicato in: Uncategorized Tags: , , , , , ,  0 Commenti

Una nuova puntata della rubrica PENSARSI. Cosimo riflette sul tema della cultura, dell’identità, del rapporto con l’alterità e arriva al tema attuale del rapporto inevitabile nelle nostre città con persone migranti.

 

Vorrei iniziare con un dialogo che ho avuto durante una delle mie esperienze di viaggio, un episodio che mi ha fatto riflettere molto. Durante una mia esperienza negli Stati Uniti, chiacchierando con un mio amico statunitense, venne fuori il tema della cultura.

Secondo il mio amico, io avevo una cultura, dei tratti culturali e anche un immigrato messicano aveva dei tratti culturali. Lui invece riteneva, essendo americano residente in america, di non avere tratti culturali in quanto non riscontrava differenze tra il suo modo di comportarsi e di stare al mondo e ciò che aveva appreso e che aveva sempre visto come normale. Era un pò come se egli vedesse la cultura americana come una cultura zero, una cultura neutra. Ciò mi fece molto riflettere sull’etnocentrismo, sul relativismo culturale, sulla cultura in generale.
Di fatto, la nostra cultura ci offre un mondo, che noi riteniamo essere IL mondo mentre in realtà è solamente uno tra i tanti mondi possibili. La cultura è un mezzo tramite cui l’uomo e le società tentano di dare un ordine al caos: al sistema complesso che è la realtà. Essa ci dona un sistema di significati a cui l’uomo attinge per dare un senso al mondo.

 

Incontro tra mondi

Possiamo in questi termini definire l’incontro tra due persone provenienti da contesti culturali differenti come un incontro di mondi. Oggi, a causa del nostro sistema economico- il cui sviluppo non è più un mezzo per le nostre società ma il fine stesso- e a causa delle scelte politiche che proprio dal nostro sistema economico sono dettate, viviamo in un periodo storico in cui le migrazioni verso i paesi del “nord del mondo” sono particolarmente vivaci. Dunque, le “nostre” città stanno inevitabilmente  diventando multietniche, multiculturali. Ritengo perciò fondamentale riflettere, e qui lo farò solo brevemente, sul tema dell’incontro con l’alterità, con il diverso.

Il nostro rapporto con i migranti che incontriamo quotidianamente  ritengo che sia caratterizzato da due modi diversi di agire: il primo prevede che le nostre relazioni con l’altro siano basate sulle somiglianze, escludendo le differenze; il secondo, più comune, prevede che siano basate esclusivamente sulle differenze tra noi e il loro. Entrambe sono sbagliate, se il nostro fine è la comprensione dell’altro.

 

La logica identitaria

 

Più in generale, nel nostro modo di approcciarci all’alterità predomina la logica identitaria. Noi abbiamo bisogno di essere riconosciuti e di riconoscerci in qualcosa. Questo qualcosa è una sostanza fittizia, inventata culturalmente. A livello collettivo e di società, questa sostanza un  tempo era la “razza”, adesso sono la nazione o l’etnia di provenienza. Questo processo di identificazione avviene tramite opposizione all’altro. Si basa quindi sulle differenze, che divengono ostacoli insuperabili, confini, muri. Risulta chiaro che quando un migrante entra in ciò che riteniamo la nostra nazione – in quanto in essi ci siamo identificati- viene visto da noi come una minaccia. Infatti, egli mette in discussione la nostra identità. La logica identitaria porta quindi al conflitto, alla discriminazione e alle guerre. Il massimo a cui può ambire sono l’integrazione ( cioè l’annullamento del mondo culturale dell’altro) o la tolleranza ( che altro non è che la sopportazione dell’altro). Siamo dunque lontani dallincontro con la diversità.


Dar valore alle relazioni


Penso che dobbiamo iniziare, o tornare, a dare maggior valore alle relazioni. Le relazioni implicano l’incontro con l’altro. Incontro che porta al dialogo. Dialogo che ci conduce all’avvicinamento e alla comprensione. Solo così possiamo giungere ad una conoscenza. Ovviamente, tutto questo richiede volontà e soprattutto una presa di responsabilità.

Tornando alle due modalità di approccio ai migranti, credo che dovremmo in qualche modo unirle. Dovremmo prenderci la responsabilità di incontrare l’altro in quanto simile a noi, riconoscendo l’umano spesso sofferente che abbiamo davanti. Dopodichè, solo tramite il percorso relazionale descritto sopra che porta alla comprensione e alla conoscenza potremo cogliere le differenze che intercorrono tra le nostre culture. Le differenze individuate devono essere usate come RISORSE, invece che come confini.

Ricordandoci che la storia dell’uomo è una storia di migrazioni, meticciamenti ed incontri. E Livorno ne è un esempio eclatante.

E in cosa deve aspirare un incontro tra due uomini? Non lo so ma spero che possa puntare a trovare quello che Conrad descrive come «ciò che parla alla nostra capacità di provare meraviglia e ammirazione, ciò che parla al senso del mistero che circonda la nostra vita, al nostro senso della pietà, del bello e del dolore, alla segreta comunione con il mondo intero e, infine, alla sottile ma insopprimibile certezza della solidarietà che unisce la solitudine di infiniti cuori umani, all’identità di sogni, gioie, dolori, aspirazioni, illusioni, speranze e paure che lega l’uomo all’uomo e accomuna l’intera umanità: i morti ai vivi e i vivi agli ancora non nati».

 

Il quadro è di Munch: lavoratori che tornano a casa 

luglio 9, 2018 Pubblicato in: Uncategorized Tags: , , , ,  0 Commenti

Il dovere dell’accoglienza!

Una nuova puntata della rubrica PENSARSI ideata dai nostri volontari. Questa volta, però, a collaborare é stato un noto antropologo italiano: Andrea Staid.

Staid ci parla di migrazioni e del dovere ma anche della propensione naturale dell’uomo all’ accoglienza, e ci parla del rapporto con la diversità culturale.

In questo momento storico assume sempre più importanza rispondere alla domanda: come accogliere i migranti, coloro che hanno lasciato la loro casa per sopravvivere? Dare una risposta concreta non è facile, ma le possibilità di costruire un mondo migliore sono nelle nostre mani ed è necessario ripensare e ricodificare le modalità dell’umana convivenza. Troppo spesso accendendo la televisione o leggendo un quotidiano siamo sommersi da parole quali “invasioni, clandestini, criminali” e dimentichiamo che prima di tutto questi “immigrati” sono uomini come noi e dovrebbero avere la possibilità di godere dei nostri diritti. Non dobbiamo mai dimenticare che l’accoglienza è un concetto molto importante per l’essere umano: indica quel luogo che offriamo all’altro; vi confluiscono concetti basilari come: ospitalità, fraternità e umanità. Al liceo studiamo Kant, che tratta la questione del diritto cosmopolitico, un diritto in grado di varcare i confini degli stati e delle nazioni. Ci illustra il diritto universale all’ospitalità, cioè un diritto di visita, senza condizioni, e un diritto dell’ospite, per cui è necessario accogliere lo straniero come coabitante. È impensabile considerare un’umanità senza accoglienza: dalla nascita siamo accolti in un luogo che non è il nostro, dove viviamo temporaneamente come ospiti e, anche il ventre materno, non è che il nostro primo rifugio. Ognuno di noi è migrante nel suo microcosmo di relazioni, accolto e invitato ad accogliere proprio in nome di una coabitazione con l’altro, che il mondo contemporaneo rende imprescindibile. Il cosiddetto fenomeno della globalizzazione ha portato con sé infatti diversi mutamenti, non solo sul piano economico e politico, ma anche e soprattutto per ciò che concerne l’aspetto sociale e culturale. Mutamenti che per la loro portata rendono difficile continuare ad appellarsi al ritorno di situazioni che si potrebbero definire pure, ma di una purezza in realtà mai esistita. Grazie alla mobilità internazionale e, quindi, alle maggiori possibilità di raggiungere in poco tempo parti diverse del globo e grazie alla naturale propensione dell’uomo a viaggiare con il proprio inseparabile bagaglio culturale, le nostre società, le nostre metropoli, sono sempre più comunità ibride e meticce. Per capire come accogliere e costruire il nostro futuro in un momento delicato come quello che stiamo vivendo oggi è necessario fare chiarezza sulle possibilità di interazione con le comunità di migranti in arrivo o già presenti in Italia. Nella società attuale l’uso e l’abuso di determinati concetti porta a diversi problemi di comprensione. Multietnico, multiculturale, meticcio, sono parole con significati complessi che troppo spesso vengono usate come sinonimi, mentre veicolano significati tra loro differenti.

 

Multiculturalismo

Il multiculturalismo imperante nella nostra società descrive fenomeni legati alla semplice convivenza di culture diverse, in cui gruppi sociali di etnia e cultura dissimili occupano uno spazio opposto e difficilmente si incontrano e dialogano. In questo caso le culture e le identità culturali vengono considerate come date, fissate, rigide e non suscettibili di mutamento. Il ritorno in auge dell’etnicità quale fonte di identificazione collettiva e spinta alle rivendicazioni, in seno alla modernità e alla globalizzazione, ha aumentato il multiculturalismo radicale. L’ideologia e le pratiche multiculturali – pensando alla società come un mosaico formato da monoculture omogenee e dai confini ben definiti – hanno, di fatto, aumentato la frammentazione (e il rischio di forme di apartheid, come possiamo notare nei fatti degli ultimi anni di Tor Sapienza a Roma, via Padova a Milano, di Rosarno o di Castel Volturno) fra le componenti della società, dimostrandosi validi strumenti per la costruzione di un’identità nazionale chiusa e incapace di comunicare. Seguendo un movimento che può apparire paradossale il multiculturalismo si rivela, dunque, come il lato oscuro della monocultura. In contrapposizione al modello multiculturale si propone un modello anzi un pensiero “meticcio”, un pensiero transculturale, dove ogni differenza non allude a privilegi né ad alcuna discriminazione. La transcultura esige che gli uomini, migranti o meno, godano delle medesime “universali” possibilità e scelgano privi di vincoli comunitari, dove, come e quando vivere.

 

Relazione con la diversità

Ogni persona ha il diritto di essere valorizzata nella sua unicità e irrepetibilità, nella sua continua trasformazione e negazione della purezza originaria. Immagino un mondo che sappia accogliere, ascoltare e capire le differenze e che tali differenze siano la ricchezza della società, un mondo aperto, senza muri e pregiudizi, pronto al mescolamento culturale, con al suo interno culture differenti pronte al cambiamento, all’ascolto e all’incontro. Per accogliere i migranti e vivere meglio noi stessi la contemporaneità dobbiamo creare una relazione sociale tesa a soddisfare un’esigenza, un interesse, dove sia importante accettare di trasformarsi nell’interazione egualitaria con gli altri e prevedere la possibilità di diventare una persona anche molto differente da quella originaria. Viviamo in un mondo fatto di informazioni e immagini che ci sommergono continuamente, attraversiamo metropoli affollate, con strade che sembrano fiumi in piena di umani delle etnie più differenti, che con il passare del tempo si mescolano, si incontrano si scontrano e danno forma al processo meticcio: siamo “umani al di là delle appartenenze”. L’insieme dell’umanità si sta interconnettendo attraverso una rete di rapporti che si estende progressivamente all’interno delle nostre città, nelle nostre vite. Nella società postmoderna assistiamo sempre di più a una rapida e profonda evoluzione dei modi di vita quotidiani, determinata da un insieme di eventi, dal mescolarsi di culture, esperienze diverse, fino alle sempre più veloci innovazioni tecnologiche che cambiano il nostro modo di vivere e vedere la realtà. Assistiamo a trasformazioni culturali dovute all’interazione tra fattori evolutivi, sociali, culturali, economici e tecnologici che raggiungono un’ampiezza senza precedenti. I mutamenti in atto stanno modificando irreversibilmente il nostro vivere quotidiano, il nostro modo di pensare e di percepire il mondo e la convivenza umana. Per questo è fondamentale costruire un mondo che sappia accogliere, ascoltare e capire le differenze e che tali differenze diventino la ricchezza della nostra società. Quindi è necessario prefigurare un mondo aperto, senza muri e pregiudizi, dove donne e uomini siano pronti all’ibridazione culturale. Un mondo che al suo interno ospita una miriade di culture differenti pronte al cambiamento, all’ascolto e l’incontro. Una comunità che non entri in contrasto con la libertà del singolo. Per accogliere e trovare una casa per tutta l’umanità dobbiamo impegnarci a costruire un mondo di eguali per diritti ma differenti per culture, una società di donne e uomini liberi di creare la loro specificità culturale. La cultura non è mai una conclusione, ma una dinamica costante alla ricerca di domande inedite, di possibilità nuove, che non domina, ma si mette in relazione, che non saccheggia, ma scambia, che rispetta.

Andrea Staid

 

Leggi gli altri articoli della rubrica qui.

Per altri articoli potete visitare la pagina del professor Staid, e qua potete trovare il suo intervento in occasione del festival ” dialoghi sull’uomo” Il dovere dell’accoglienza!

Pensarsi – Terza puntata: Il contesto culturale: un dialogo tra luoghi e uomini

giugno 25, 2018 Pubblicato in: Uncategorized Tags: ,  0 Commenti

Terza puntata della rubrica “Pensarsi”, dove Giacomo Pasini riflette sul tema del contesto culturale. Esso è formato dal luoghi fisici, statici, e dalle persone, dinamiche ed incerte. Analizza poi il dialogo che si crea tra questi due elementi che formano il contesto culturale da cui ognuno di noi proviene, che ovviamente varia singolarmente.

Il contesto culturale: un dialogo tra luoghi e uomini

Brasile: rubate terre ad una tribù di indigeni – Notizie dal mondo

giugno 20, 2018 Pubblicato in: Uncategorized Tags: ,  0 Commenti

Il Brasile, sotto imposizione della Corte Interamericana dei Diritti Umani (IACHR), dovrà risarcire di un milione di dollari una tribù di indigeni situata a nord est del paese.

La comunità in questione è quella degli Xukuru, formata da circa 7.000 indigeni. Vivono nella regione di Agreste di Pernambuco in un territorio di circa 27.000 ettari, distribuiti in 24 villaggi.

Il motivo della disputa

Fonte foto: www.tpi.it

Da anni la comunità lotta per riavere indietro le proprie terre, spesso confiscate dallo stato con l’uso della forza e poi rivendute ai privati. Nel 1989, anno di inizio degli espropri, il capo della comunità Xicão tenta di resistere insieme al popolo, ma viene ucciso nel 1998 sotto commissione di alcuni agricoltori locali.

Perciò, il caso finisce davanti alla Corte Interamericana, dando via ad un processo amministrativo per decidere il riconoscimento, la titolazione e la demarcazione del territorio conteso.

La soluzione

Dopo 30 anni di lotte, la Corte Interamericana dei Diritti Umani, il più alto organo giudiziario dell’Organizzazione degli Stati americani (OAS), dichiara vincitore della battaglia il popolo indigeno. Hanno finalmente ottenuto la demarcazione della terra indigena di Xukuru, il diritto collettivo del popolo alla loro terra tradizionale e un risarcimento di un milione di dollari. L’importo andrà a un fondo, gestito dagli stessi Xukuru.

Le parole del capo

Marcos Xukuru, 39 anni, capo della tribù, appena saputa la notizia ha affermato: “E’ una bellissima notizia. Non siamo felici, siamo raggianti. Adesso devo avvertire tutti quanti. Non è facile. Il nostro è un territorio vasto, i villaggi sono lontani. Ma devono sapere”. Aggiunge inoltre: “La decisione della Corte ci dà grande sollievo perché abbiamo avuto un periodo molto difficile nel nostro territorio dall’assassinio del nostro capo Xikão”.

Altre vittorie ottenute dai popoli indigeni

Secondo Marcos, questa decisione aiuterà tutti i popoli indigeni dell’America latina ad ottenere giustizia.
Infatti, è già il secondo processo contro lo stato brasiliano. Il primo fu a favore della comunità degli Yanomani, altro importante gruppo indigeno dell’Amazzonia, al confine tra Brasile e Venezuela.
Avevano denunciato la costruzione di una strada con la quale erano arrivati migliaia di garimpeiros, minatori illegali e tagliatori di alberi. Questo aveva portato a inquinamento, malattie, criminalità, contrabbando.
Nel 1992 anche loro hanno ottenuto giustizia: il governo brasiliano, infatti, ha fissato i confini del Parco Yanomani.


FONTI: The post internazionale

La Repubblica

 

Per maggiori informazioni riguardo la nostra associazione  potete contattarci scrivendo a marco@adozioniadistanza.it o visitare la nostra pagina Facebook 

Braciata solidale: 26 Giugno, Arena Astra

giugno 11, 2018 Pubblicato in: Uncategorized 0 Commenti

Cari Amici del Faggio,
La nostra associazione vi invita a partecipare Martedì 26 Giugno alla braciata solidale che si svolgerà dalle ore 20:00 presso L’arena Astra, in Piazza Luigi Orlando 39.

Durante l’evento potrete mangiare hamburger e bere birra; nel frattempo conoscete meglio la nostra associazione ed i nostri volontari. Parte del ricavato sarà devoluto alla costruione di un pozzo nel centro di Itaborai, centro brasiliano con cui collaboriamo.
Inoltre, durante l’evento sarà possibile acquistare i prodotti creati artigianalmente dai volontari del Faggio: agende, segnalibri, astucci e molto altro.

Vi aspettiamo numerosi!

Per maggiori informazioni potete rivolgervi a marco@adozioniadistanza.it, visitare la nostra  pagina Facebook o chiamare Highlights info row image 0586579913 Highlights info row image Marco Del Lucchese 3398396046

News dal centro di Catete

giugno 5, 2018 Pubblicato in: Uncategorized Tags: ,  0 Commenti

Tra gli stati con cui collaboriamo, L’Angola è uno con i più alti tassi di mortalità infantile, malnutrizionismo e alfabetismo.
Ecco alcune foto di bambini del centro educativo di Catete con cui collaboriamo. Col sorriso, durante la giornata creano dei piccoli lavori artigianali.

Le foto:

Grazie alle adozioni a distanza, possiamo aiutare questi bambini ad avere un futuro migliore.


Vuoi aiutarci sostenendo a distanza i bambini di questo paese ? Contattaci ! Scrivi a marco@adozioniadistanza.it o visita la nostra pagina Facebook 

India: bambini fumatori – Notizie dal mondo

maggio 29, 2018 Pubblicato in: Uncategorized Tags: ,  0 Commenti

Maggio 2018 – Notizie dal mondo: India

Secondo un rapporto di The Tobacco Atlas sui bambini fumatori, in India ci sono oltre 625mila bambini tra i 10 ed i 14 anni, di cui circa 430 mila bambini e 200 mila bambine, che fumano sigarette ogni giorno.

Fonte foto: www.tpi.it

L’uso di sigarette si sta diffondendo sempre di più all’interno del paese, che è anche uno dei più inquinati al mondo.

Quali sono le cause della diffusione ?

Nonostante l’India abbia meno bambini fumatori rispetto ad altri paesi, la percentuale sta aumentando. Questo avviene perchè sono vittime di una campagna di marketing organizzata dalle grandi multinazionali del tabacco. Con l’uso di pubblicità colorate e l’offerta gratuita di sigarette inevitabilmente aumenta sempre più il consumo di sigarette da parte dei bambini.
Il governo, per far fronte a questo nuovo fenomeno, ha creato campagne anti fumo, ma senza ottenere grandi risultati.

I bambini in India

Purtroppo il problema dei bambini fumatori deriva da un’altro molto più ampio, che è quello dei “bambini in strada”. Questa categoria è composta da ragazzi che vivono senza dimora fissa, senza un’educazione ed una famiglia. Infatti, è spesso a causa di conflitti familiari che i bambini scelgono di vvivere per strada, unendosi ad altri per creare dei veri e propri gruppi di senzatetto.


FONTI: https://www.tpi.it

https://it.wikipedia.org/

 

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